_Un posto chiamato Quì

C'è solo una cosa più frustrante del non riuscire a trovare qualcuno, ed è non essere trovati. La cosa che vorrei di più è che qualcuno mi trovasse… [Un posto chiamato qui, Cecelia Ahern

Archivi per il mese di “maggio, 2009”

L’amore nella mia vita comincia da me stessa*

Più passava il tempo, più cose imparavo su di me. Ma soprattutto imparavo a volermi bene. Mi stavo affezionando a me stesso.
E questo nuovo sentimento nei miei confronti mi spingeva anche a fare cose stupidissime.Proprio come quando si va in giro a fare le bischerate con gli amici.
Stavo vivendo una nuova adolescenza. Sarei andato tranquillamente con me stesso a suonare i campanelli e poi sarei scappato.
Perché era quello il nuovo sentimento: voglia di scherzare e giocare con me.
Una sera mi sono messo davanti allo specchio e mi sono fissato per un po’.
Poi, usando tutti i muscoli del viso, ho fatto una serie di smorfie e di espressioni.
Facce strane: buono, cattivo, triste, felice. Poi mi sono guardato dritto negli occhi.
E a un certo punto mi sono detto: «Ti voglio bene».
Poi ci ho riprovato e sono arrivato a dirmi che mi amavo. «TI AMO, CAZZO! TI AMO,
TI AMO, TI A-MO! E A TE DA ADESSO IN POI CI PENSO IO, NON TI PREOCCUPARE!»
(..)Nel pronunciare ad alta voce queste parole, mi è venuto da ridere, perché la cosa strana è che per un attimo ho provato un po’ di imbarazzo.
Come se lo stessi dicendo a un’altra persona. Come se fossi a un primo appuntamento con qualcuno.
Mi guardavo e poi abbassavo un po’ lo sguardo, imbarazzato, vergognoso. Eppure ero io.
Che emozione aver vergogna di se stessi. Che stranezza.
Alla fine, però, mi ero simpatico. Mi ero simpatico perché io, quello lì nello specchio, lo sapevo cosa aveva passato nella vita.
 Sofferenze, dolori, pianti, silenzi, gioie, risate. E anche se non era perfetto, non potevo che volergli bene, tutto sommato.


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Vuoi Aiutarmi? Prendimi e Amami.



"Perché c’era qualcosa, tra quei due, qualcosa che in verità doveva essere un segreto, o qualcosa di simile.

Così era difficile capire ciò che si dicevano e come vivevano, e com’erano.

Ci si sarebbe potuti sfarinare il cervello a cercar di dare un
senso a certi loro gesti
.
[chiedere perché per anni e
anni
].
L’unica cosa che spesso risultava evidente, anzi quasi sempre, e
forse sempre,

l’unica cosa era che in quel che facevano e in quello che
 erano c’era qualcosa – per così dire – di bello."

Baricco – Castelli di Rabbia


ilsoleesistepertutti


 VENTIMAGGIODUEMILANOVE 

Tu che pensi solamente spinta dall’affetto

e non ne vuoi sapere di battaglie d’odio di ripicche e di rancore
e t’intenerisci ad ogni mio difetto
tu che ridi solamente insieme a me
insieme a chi sa ridere,ma ridere di cuore
tu che ti metti da parte sempre troppo spesso
 che mi vuoi bene più di quanto faccia con me stesso’


Io ho la sindrome di Brontolo

 DodiciMaggioDuemilaNove 



" «… Mi hai parlato di quel libro, mi ha incuriosito… dice altre cose?»
«Beh, sì… c’è un capitolo sulla sindrome di Brontolo.»
«Scusa…?»
«L’autore
ha fatto numerose indagini, in tutto il paese. È andato in giro per
anni chiedendo ai passanti per strada di nominare uno a uno i sette
nani.»
«E…?»
«È venuto fuori che i nani, per la maggior parte delle persone, sono sei.»
«Come sarebbe sono sei?!»
«Tutti si dimenticano lo stesso nano.»
«Quale?»
«E no, provi a elencarli.»
«Dunque… Pisolo, Mammolo, Eolo, Cucciolo… Brontolo, l’ha detto lei… il capo, come si chiama… Dotto.»
«Vede?» Lei, felice, gli mostra tutte le dita della mano destra, più una della sinistra. «Sono sei, ne manca uno.»
«Eh, ma quale?»
«La
cosa incredibile è che tutti dimenticano lo stesso nano. E badi bene
che è un nano chiassoso, non poco incisivo come il timido Mammolo. Sa
perché tutti ricordano gli altri?»
Pausa a effetto.
«Perché la
cosa che li caratterizza è un difetto. Pisolo dorme, Eolo starnutisce,
Brontolo non ne parliamo proprio, Cucciolo è muto, Mammolo è timido,
Dotto come lei ha detto giustamente è il capo. Sembrerebbe un pregio,
di fatto chiunque abbia avuto un capo concorderà nel fatto che Dotto è
un personaggio noioso.»
«E il nano che manca, dunque, è caratterizzato da un pregio?»
«Sì,
è l’unico nano allegro. E la gente non lo ricorda. Non lo trova
tristissimo? Ricordiamo più facilmente i difetti delle persone. Oppure,
se preferisce, ricordiamo più facilmente le persone per i loro difetti.
È terribile. Posso avere dell’acqua?» e poi ancora: «Ricordiamo i loro
difetti, abbiamo la sindrome di Brontolo. Brontolo non fa che notare le
cose che non vanno e non si accorge di altro. Brontolo non coglie le
occasioni»
".


("La sindrome di Brontolo" – Stefano Bollani)

~ SembrareUnaConchigliaRottaDopoLoSpaventoDell’Onda.

  NoveMaggioDuemilaNove 

"I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero.
La memoria, nell’affievolirsi, li allenta;
e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere le vittime,
e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere,
inganniamo gli altri, noi viviamo soli.

L’uomo e’ l’essere che non può uscire da se’,
che non conosce gli altri se non in se medesimo,
e che, se dice il contrario,
mentisce."

Ci sono persone capaci di sottrarti a te stessa.
Ti attraversano, ti scavano, ti cambiano.
Col sorriso fra le guance e ogni mancanza di riguardo nel petto.

Persone che sono incisioni e che a ogni taglio ti scolpiscono un cuore nuovo.

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